Psicoterapia

L’efficacia della Psicoterapia svelata da studi delle neuroscienze

Con il termine Psicoterapia si intendono diverse tecniche terapeutiche che hanno l’obiettivo ultimo di intervenire sul malessere psichico attraverso metodi e strumenti di natura psicologica.

Primo tra tutti v’è la relazione terapeutica, che si instaura tra il terapeuta e la persona. All’interno di questa particolare relazione si crea uno spazio privato, personale, “intimo”, in cui ci si sente liberi di esprimersi in ogni aspetto del proprio essere, sentendosi compresi, non giudicati, ma piuttosto accolti e accompagnati alla comprensione di sé stessi.

L’abbraccio della mamma è per il bambino “ il luogo più sicuro al mondo” qualora lo stile d’attaccamento sperimentato durante l’infanzia sia stato di tipo sicuro. In psicoterapia grazie alla relazione con il terapeuta si ri-sperimenta quella sensazione di sicurezza, calore e tranquillità che risale all’infanzia.

Il colloquio psicoterapeutico, che costituisce il secondo strumento d’intervento, è volto a comprendere la realtà psichica della persona. Il colloquio non si esaurisce nel momento in cui lo stesso termina, poiché continua nella mente dei due protagonisti. La persona ricorda immagini e sensazioni sperimentate all’interno della relazione terapeutica e il terapeuta stesso rielabora il materiale raccolto attraverso ipotesi da verificare successivamente e riflette anche sul proprio comportamento.

Le tecniche neurofisiologiche di neuroimaging hanno consentito di verificare l’attività cerebrale e di osservare così i cambiamenti neuronali implicati nelle diverse psicopatologie e in svariate manifestazioni di malessere psicologico. L’integrazione tra studi di neuroscienze e psicoterapia ha mostrato gli effetti della psicoterapia sul cervello umano ( Del Corno e Lingiardi, 2010).

Diversi studi hanno evidenziato che i circuiti cerebrali deputati alla reazione di allarme, all’interno di una relazione madre-bambino di tipo sicuro e di conseguenza anche nella relazione con il terapeuta diminuiscono, mentre le aree deputate alla sensazione di gratificazione si attivano.

Altri studi di neuroimaging sui disturbi d’ansia hanno evidenziato come alcuni sintomi quali le mani sudate, l’agitazione motoria, etc, siano attivati da specifici circuiti neuronali che predispongono ad identificare un pericolo e a preparare il corpo ad agire. L’amigdala e la corteccia orbitofrontale mantengono in memoria i ricordi spiacevoli.

Rievocando tali situazioni durante il colloquio psicoterapeutico, la persona interiorizza gli stimoli positivi rimandati dal terapeuta attraverso la comprensione, l’ascolto e l’accettazione. In questo modo si riattivano e si inibiscono le aree cerebrali che mantengono lo stato d’ansia e si attivano allo stesso tempo le aree della ricompensa che consentono di accedere ad uno stato di piacere.

È attraverso il processo appena descritto che il terapeuta riesce a promuovere comportamenti maggiormente adattivi e stati emotivi funzionali, aiutando in questo modo l’individuo a ritrovare il proprio benessere psicologico.

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