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EMDR

emdr pratictioner alessia marchetti

EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), che in italiano significa Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari, è un metodo psicoterapeutico basato sul modello dell’Elaborazione Adattiva dell’Informazione. Quando viviamo un’esperienza traumatica, spesso l’emozione spiacevole associata al ricordo rimane “viva”, ferma, intrappolata nel ricordo stesso, nonostante magari siano trascorsi molti mesi o addirittura anni dall’evento stressante o traumatico. I nostri emisferi celebrali funzionano in modo diverso l’uno dall’altro: in presenza di un evento di vita emotivamente molto carico e quindi stressante, l’emisfero sinistro, deputato all’elaborazione dell’informazione, traduce, trova in qualche modo una spiegazione all’esperienza vissuta, ci permette cioè di razionalizzarla, mentre quello deputato al controllo delle emozioni, il destro, non riesce a fare altrettanto con le sensazioni fisiche ed emotive associate all’evento stesso. Questo fa sì che in presenza di esperienze nuove, che però richiamano in qualche modo quelle emozioni rimaste intrappolate nell’esperienza traumatica precedente, si riattivino quelle stesse emozioni sgradevoli facendoci sentire bloccati, spaventati, in pericolo, agitati, in colpa, etc… Attraverso l’applicazione del metodo EMDR in terapia, si rivive insieme al terapeuta l’evento traumatico e mantenendo intatto il ricordo dell’evento, si “liberano” le emozioni sgradevoli associate, lasciandole defluire, permettendo così alla persona di poter accedere al ricordo stesso, senza però provare più le stesse emozioni negative. Molto spesso un evento emotivamente stressante porta con sé sintomi fisici come tachicardia, sudorazione, senso di nausea e/o emozioni come disperazione, colpa, vulnerabilità, paura di stare da soli, associate anche a pensieri, ricordi e immagini che interferiscono con il sonno, la concentrazione e di conseguenza con la qualità di vita. L’EMDR è comprovato da più di 44 studi scientifici, che documentano l’efficacia del trattamento in diverse patologie come ansia, attacchi di panico, fobie, disturbi alimentari, dipendenze, depressione, sintomi somatici, lutti e il disturbo da stress post traumatico.

MINDFULNESS

Mindfulness significa consapevolezza, cioè uno stato della mente che ci permette di essere presenti momento dopo momento alle nostre esperienze. Il protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction), cioè riduzione dello stress attraverso la pratica della Mindfulness, è stato ideato da Jon Kabat-Zinn nel 1979, nel Centro Medico dell’Università del Massachusetts ed è stato poi diffuso nel resto d’America prima e del mondo successivamente. E’ un protocollo, articolato in 8 incontri di gruppo, in cui si pratica la Mindfulness, molto efficace nel ridurre lo stress. Apporta benefici alla salute fisica e mentale, perché aiuta a ridurre le ruminazioni mentali, disattivando i pensieri automatici, che si instaurano in maniera spesso inconsapevole fin dalla tenera età E’ utile anche nel trattamento di ansia, attacchi di panico, disturbi alimentari, depressione, condizioni lavorative stressanti, dolore cronico, ipertensione, cefalea, disturbi del sonno, digestivi, nei momenti di vita difficili e nelle difficoltà di memoria e concentrazione. Numerosi studi empirici hanno attestato una significativa riduzione dei sintomi fisici e psicologici dopo una pratica costante del protocollo.

MINDFUL EATING

MINDFUL EATING significa essenzialmente alimentazione consapevole: è la capacità di portare la massima attenzione all’atto del mangiare e al cibo stesso.  Aiuta a diventare consapevoli delle sensazioni fisiche, delle emozioni e dei pensieri relativi al mangiare. Attraverso la mindful eating si incrementa inoltre la capacità di autoregolazione nei comportamenti alimentari. Molti atti relativi all’alimentazione sono infatti automatici, come ad esempio aprire il frigo o mangiare gelati o patatine mentre si è assorti a guardare la televisione. Anche nei disturbi del comportamento alimentare, come nella bulimia nervosa e nel disturbo da alimentazione incontrollata,  esiste una problematica correlata alla disregolazione emotiva e degli impulsi. Attraverso l’esperienza vissuta nelle sessioni di gruppo la mindful eating aumenta la consapevolezza dei contenuti emotivi e cognitivi che emergono nei confronti del cibo.  Si imparano così a distinguere i diversi tipi di fame, sostenuti da pensieri ed emozioni diverse, riuscendo poi ad avere una relazione più sana con il cibo, soprattutto con quello che scatena emozioni e sensazioni di colpa, tristezza, rabbia. La mindful eating è un approccio innovativo al cibo: non prescrive cosa mangiare e cosa evitare, ma insegna piuttosto come mangiare. Attraverso graduali esercizi di alimentazione consapevole e meditazioni guidate basate sulla Mindfulness si sviluppa una relazione più sana e salutare con il cibo, imparando ad ascoltare i segnali interni del corpo, ad usare i cinque sensi, a riconoscere pensieri ed emozioni, disattivando il ‘pilota automatico e coltivando accettazione di se stessi. La mindful eating può amplificare anche la godibilità del cibo, non tanto nella quantità, quanto nella qualità: grazie a esercizi guidati, si scopre di essere in grado di trarre piacere da piccole quantità di cibo. La soddisfazione legata al cibo non sarà poi seguita dai sensi di colpa. Anche la ricerca scientifica documenta i benefici della mindful eating nel trattamento della bulimia nervosa e nella riduzione dei comportamenti di binge eating ed emotional eating. La mindful eating aiuta inoltre il mantenimento della perdita del peso in soggetti obesi o sovrappeso.

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